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“Non perdete il senso del giorno del Signore”

ha sottolineato più volte il Papa, ” Non è indifferente sacrificare il tempo all’economia” ha ripetuto la Cei. E’ in questo quadro di riferimento che ieri sui sagrati delle Chiese italiane si è svolta la raccolta firme per l’iniziativa Libera la domenica. Voluta da Confesercenti e Federstrade con l’appoggio della Conferenza episcopale italiana, ha l’obiettivo di abolire, con una proposta di legge di iniziativa popolare, la liberalizzazione delle aperture degli esercizi commerciali, restituendo la disciplina alle Regioni in base a esigenze specifiche. Una richiesta che ha motivazioni etiche, sociali ma anche economiche, come è emerso da un incontro voluto dalla Diocesi di Padova e aperto a tutti.

"Libera la domenica": fino al 13 aprile 2013 la raccolta firme sui sagrati delle chiese italiane, nelle sedi Federesercenti e nei centri allestiti presso i comuni.

Vedi qui dove firmare

Per maggiori informazioni : Libera la domenica.it

Libera la domenica, ecco perché

Parla Marco Venturi, presidente di Confesercenti: aprire di domenica non aumenta i consumi e distrugge la famiglia.

Da Domenica 25 novembre 2012 fino a sabato 13 aprile 2013 raccolta firma davanti alle chiese

Innanzitutto un appello ai Governatori delle altre Regioni. Marco Venturi, presidente nazionale di Confesercenti ringrazia il Piemonte, la Toscana, l’Emilia Romagna e il Veneto per essersi subito schierati in favore della campagna contro la liberalizzazione selvaggia delle aperture festive.

E poi chiede «che si schierino anche gli altri in una battaglia che mira a riportare le competenze alle Regioni».

Cosa cambierebbe?

«Innanzitutto il fatto che, essendo più vicine al territorio e conoscendo meglio tradizioni e abitudini, gli enti locali sono i soggetti che meglio possono calibrare le eventuali aperture».

La vostra iniziativa sta suscitando molto interesse. È così?

«Si, è vero. Occorre però che questo interesse confluisca poi nelle firme reali per il referendum. Per questo ricordo che quelle raccolte on line hanno un valore di testimonianza molto importante, ma non hanno valore legale. Per questo è importante recarsi poi nelle sedi indicate da confesercenti (per tutte le informazioni www.liberaladomenica.it ) o nel banchetto che sarà predisposto il 25 novembre sul sagrato delle chiese e firmare realmente».

Perché chiedete la chiusura domenicale, non si guadagna di più a tenere aperti?

«Quando c’è crisi c’è crisi. Non basta aprire di più per far aumentare i consumi. Se non c’è lavoro e non ci sono salari la gente, giustamente, non può aumentare le proprie spese. Anzi, soprattutto per i piccoli e medi esercenti, è un fatica in più».

Perché?

Perché si tratta in gran parte di imprese che si reggono su una gestione familiare. E allora aprire sette giorni su sette penalizza innanzitutto la famiglia. Ripeto, senza neanche un vantaggio economico».

Se il vantaggio economico ci fosse, cambiereste opinione?

«Eravamo contrari alle aperture domenicali anche prima della crisi. Vorremmo che fosse chiaro che la nostra non è una battaglia solo corporativa per difendere i nostri negozi e le nostre attività. Siamo convinti che ci siano anche altri valori, in particolare quello della famiglia e del riposo, che vanno tutelati. Una società forte e coesa si regge sui valori».

Da FamigliaCristiana.it

Annachiara Valle